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Najat Maalla M'jid: la pediatra marocchina che aiuta i bambini di strada

Dettagli

Si chiama Najat Maalla M’jid ha 57 anni ed è una pediatra di origini marocchine. Da anni dedica la sua vita ai bambini senza fissa dimora, vittime di abusi sessuali, sfruttamento e violenze di ogni tipo. Li toglie via dalla strada, portandoli nei centri che lei stessa ha creato. «Sono molto riconoscente ai piccoli, per la loro capacità di resistenza e reazione alle molteplici sofferenze che vengono loro inflitte dagli adulti»,

ha detto all’Huffington Post. Madre e nonna, dopo 30 anni di attivismo nel campo dei diritti dell’infanzia continua a chiedersi come sia possibile che qualcuno abbia il coraggio di fare del male ai bambini: «Non riesco a trovare una risposta. Lo trovo inconcepibile e inaccettabile», ha detto ancora al quotidiano.

 

 

L’ASSOCIAZIONE
Nel maggio del 1995, ha creato a Casablanca l’associazione Bayti, una residenza giovanile. Così ha deciso di avviare il primo programma per la protezione dell’infanzia e il reinserimento sociale. Nel frattempo, il Marocco ha ratificato la Convenzione internazionale per i diritti del bambino. «Noi eravamo in cinque, quattro educatori ed io, e vagavamo per le strade giorno e notte per convincere i bambini a venire al Bayti». Dalla sua nascita l’associazione è cresciuta moltissimo e lavorano al suo interno, a tempo pieno, 47 persone: il minimo per prendersi cura dei 350 bambini attualmente presenti 24 ore su 24 e di altri 200 che invece vanno e vengono.

GLI OBIETTIVI
L’associazione, continua Najat, ha obbiettivi ben precisi: «Innanzitutto i piccoli devono sentirsi liberi di partecipare ed esprimersi all’interno della casa. Poi proviamo a rinnovare, quando possibile, i loro legami familiari e infine ci assicuriamo che abbiamo una buona istruzione. Nel caso in cui siano un po’ più grandi, cerchiamo di formarli sul lavoro grazie ad alcune aziende partner».

 

BAMBINI PIENI D’AMORE
I bambini di strada sono vittime di violenza, insicurezza e isolamento, sottolinea la pediatra. Ma hanno una forza incredibile. «Una volta, durante un giro notturno, mi tenevo la fronte con la mano perché avevo un terribile mal di testa. Avevo fame e la giornata appena trascorsa era stata faticosa. Un ragazzo che ero andata a visitare mi ha visto in quello stato, si è allontanato, e subito dopo è tornato con uno yogurt comprato con i soldi chiesti in elemosina nelle ore precedenti. Gli ho detto che aveva ragione, dovevo mangiare, e l’ho portato in un negozio di alimentari, dove abbiamo condiviso un pasto», ha raccontato la dottoressa. E ha poi commentato: «Mi chiedo dove prendano questa capacità d’amare, loro che vivono costantemente l’estremo opposto. Questo è il motivo per cui faccio questo lavoro: questi piccoli sono in grado di dare un senso alla vita».

fonte : letteradonna.it

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