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E’ il ras dell’hashish nel Mediterraneo”. Arrestato in Marocco il re dei trafficanti (VIDEO)

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E’ un imprenditore, titolare di una grande pasticceria. Smascherato dalle intercettazioni della Guardia di Finanza di Palermo,Ufficialmente, era solo un facoltoso imprenditore, uno dei più noti del Marocco, titolare di una pasticceria con sessanta dipendenti. Ma la sua vera attività era un’altra. Ben Zian Berhili è accusato di essere il ras del traffico di hashish nel Mediterraneo.

Per mesi, i finanzieri del Goa del nucleo di polizia tributaria di Palermo hanno intercettato la sua voce e i suoi affari di droga sulla rotta Marocco-Libia. Venti giorni fa, è scattato il blitz a Casablanca, Ben Zian Berhili è stato arrestato. Non è stato facile. Qualche giorno dopo, il figlio è riuscito a corrompere alcuni poliziotti con 250 mila euro, il trafficante è fuggito, rischiava di diventare una brutta figura internazionale per il Marocco, all’indagine hanno partecipato diversi paesi europei. Colpo di scena: dopo un rocambolesco inseguimento, Berhili è stato riarrestato, e anche il figlio è finito in manette.


"Un risultato importantissimo - dice il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi – frutto di una collaborazione internazionale senza precedenti". Ben Zian Berhili è un mediatore d’eccezione, movimenta 400 tonnellate di hashish all’anno, un giro d’affari di 4 miliardi di euro.
Le navi della droga: blitz nel Canale di Sicilia per fermare traffico di hashish dei ras libici

 

 

Due anni di indagini hanno portato al sequestro di sette imbarcazioni al largo della Sicilia, trasportavano 120 tonnellate di sostanza stupefacente: "Valgono 1,2 miliardi di euro", spiega il colonnello Francesco Mazzotta, il comandante del nucleo di polizia tributaria di Palermo. Per bloccare la rete dei trafficanti nel Mediterraneo, gli investigatori italiani sono stati in stretto contatto con i colleghi di Francia, Grecia e Spagna, incontri operativi sono stati fatti anche a Rabat, al Cairo, ad Ankara, a Tirana. Alla ricerca di altri alleati, con il sostegno della direzione centrale dei servizi antidroga del Viminale, dell’Europol e persino della Dea, il dipartimento antidroga americano. "Si sta combattendo una battaglia cruciale nel Mediterraneo", ribadisce il colonnello Mazzotta. Oggi, una riunione operativa si è tenuta a Palermo. Perché l’indagine prosegue, in libertà ci sono ancora i trafficanti libici.

"Bisogna continuare a seguire i soldi",
dice il comandante del Gruppo antidroga, il tenente colonnello Giuseppe Campobasso, cita il motto caro al giudice Giovanni Falcone. E i soldi – questo dice l’indagine coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Agnello e dall’aggiunta Teresa Principato - portano negli Emirati Arabi. Lì, i trafficanti libici trasferiscono i bonifici. Negli Emirati Arabi arrivano anche i soldi della tratta dei migranti. Una cassaforte che ancora nessuno ha espugnato.

 

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